Con la videodanza mi sento a casa.
Dafne
Rubo il pensiero di Maya Deren, personaggio fondamentale per la nascita della screendance vera e propria, che scive “prima di cominciare a girare film, scrivevo poesie, ma non ero molto brava perché pensavo per immagini. Ciò che nella mia mente esisteva essenzialmente come esperienza visiva, con la poesia era uno sforzo di renderlo in termini verbali. Quando presi in mano una cinepresa, fu come tornare a casa” (cit. In the mirror of Maya Deren).
Ecco, io, non ho preso la cinepresa in mano, ma ho iniziato a disegnare omini, come fumetti, per fare gli storybord per i video che avrei voluto realizzare. Coreografare per immagini, modificare il tempo e lo spazio, ed i punti di vista. Creare la regia delle visioni e dei gesti che avevo in testa, creare una drammaturgia coerente al significato, esprimere un pensiero, attraverso l’immagine di un corpo danzante.
Grazie al cielo Paride Santandrea, con il quale collaboro per la realizzazione dei video (lui sì che ha la telecamera in mano) riesce sempre a riportare in concretezza ciò che vedo. Sempre meglio di come avevo immaginato.
Così, ecco la videodanza. Un connubio perfetto tra immagine, estetica, significato e… danza.
Nel mio percorso di studi svolto presso la Lunca Dance Academy di Ancona,è stato importante per me il corso di videoregia condotto da Claudio Pauri, regista marchigiano.
Documentare la danza:
La danza è effimera.
Vi sono stati nel corso della storia della danza, momenti nei quali alcuni individui geniali hanno trovato un modo per annotarla, e prolungarla nel tempo. Pensiamo a Jean-Etienne Despréaux, che tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800, con il suo metodo di notazione Terpsi-choro-graphie (utilizzato ma mai pubblicato e completato) creò due sistemi, uno analitico e uno abbreviato, che riproducevano i movimenti danzati e li trasformava in simboli in corrispondenza del pentagramma musicale. Oppure la LABAN NOTATION, un sistema di notazione dei movimenti del corpo inventato nel 1928 da Rudolf Laban, o la BENESH MOVEMENT NOTATION, un sistema di notazione della danza elaborato a partire dal 1948 da Rudolf Benesh, ufficialmente ribattezzato Choreology e insegnato a Londra, a partire dal 1962 presso l'Institute of Choreology. Dalla seconda metà del ‘900 verranno sviluppate notazioni più sperimentali come la Motion Capture e la Motion Bank.
Ma ciò che ha fatto la screendance è stato generare un momento trasformativo nella storia di quest’arte. Ovvero la possibilità di rivivere uno spettacolo o una performance così come erano stati restituiti ad un pubblico. In questo modo, si è creata una sorta di biblioteca visiva dei gesti e degli spazi vissuti attraverso la danza o dalle performance.
Il passo successivo, della videodanza, è stato creare i presupposti per utilizzare il linguaggio cinematografico per la danza. Così che essa potesse liberarsi dello spazio-tempo del reale, definito ed immutabile nella linea temporale, ma bensì trascenderlo, per ricomporsi costantemente e in modo sempre diverso e possibile.
Ecco alcuni lavori realizzati:
Ánemos è la versione maschile di anima e la sua etimologia, dal greco, prende il significato di vento. L'anima, quel principio presente in tutti gli esseri viventi, è un concetto orizzontale talmente ineffabile che gli antichi non seppero indicare se non ricorrendo all'idea del vento.
L'opera nasce nel periodo successivo alla prima quarantena. Nasce dal desiderio di stare in ascolto, in attesa, del vento nascosto in tutte le cose.
Indaga la presenza del corpo negli spazi. Corpo paesaggio e corpo soggettivo.
Ánemos è stare, è riconnettere l’interiore con l’esteriore. E' forza e accoglienza.
Corpo non come centro del mondo, ma come parte integrante dello spazio e del tempo.
Idea, montaggio video e danzatrice: Dafne Ciccola
Riprese video: Paride Santandrea
Il video è stato selezionato per "il Corpo che abito" - Spazio Betti - Fermo
IRONIA DELLA SUOLA
Cosa senti quando l'erba viene calpestata? Quando la margherita viene strappata? Quando questi scarponcini quasi militareschi si divertono a stralciare il verde?
E quando una foglia viene estratta dal portafoglio e sgualcita e strappata?
E quando vediamo che il cemento, come una griglia nei parcheggi, intrappola il verde?
Chi è quel senza volto del nostro presente?
Quali sono quei gesti quotidiani ormai parte dei "modi di fare" e culturalmente accettati che nascondono un atteggiamento poco consapevole e noncurante di ciò che ci circonda?
Siamo abituati a guardare questa "violenza" è "normale" ci appartiene.
Concept, regia, interprete, montaggio video: Dafne Ciccola
Riprese video: Paride Santandrea
Musica: My blue heaven - Freedom trail studio
"Ironia della suola" è stato selezionato per "ContestECO 2024 - Roma" arrivando tra le prime 5 opere in semifinale.
In omaggio ad Ahoo Daryaei
Abbiamo fallito tutti.
Per tutte le donne, per il lutto del loro potere ed essenza creativa
Per tutti gli uomini che hanno sacrificato la complessità e l'unicità dell'amore e dell'altro per una ideologia
Regia, interprete, montaggio video: Dafne Ciccola
Fotografia: Paride Santandrea
Musica:
Ora - Album SPIRA
Autrice e interprete: DANIELA PES
P2023 Daniela Pes under exclusive license to Panico srl© 2023 Tanca Records
Location:
MUSEI DI FERMO - Cisterne Romane
Fermo(FM) - Regione Marche
Fotografia: Paride Santandrea
Regia, coreografia, interprete, ideazione e montaggio video: Dafne Ciccola
Descrizione:
Quando ci caliamo nel nostro profondo essere, quando lasciamo emergere l'inconscio andando ad osservare le ombre che ci portiamo dentro, quando ci osserviamo nell'intimità più profonda senza giudizio, ma con sguardo aperto: ci offriamo l'opportunità di conoscerci. Il 'qui e ora' diventa il punto cruciale, il centro del viaggio di ogni anima che cerca il cambiamento e la rinascita. Serve scendere nei perchè. Solo attraverso uno sguardo consapevole, nel presente che abbraccia ogni istante, possiamo riconoscerci veramente. Si tratta di 'imparare a vedere', come scriveva Rilke, per comprendere e, così, trasformare.
La crepa aperta in noi non è una ferita, ma la fessura da cui la luce può finalmente entrare, rinnovando ogni sguardo.
"Di lì dovrà passare chi voglia accedere al regno dei cieli."Vangelo di Luca
L'opera è parte di un progetto più ampio che intende, attraverso l'album dell'autrice Daniela Pes, sviscerare i gesti e le immagini del "viaggio" che porta al cambiamento.